La transizione che dall’infanzia porta all’età adulta rappresenta un passaggio complesso che coinvolge aspetti corporei, emotivi, relazionali e sociali. Il corpo si trasforma e con esso i suoi desideri, reclamando spazi di autonomia e autodeterminazione. L’infantilizzazione e l’abilismo ostacolano questo processo, bloccando la trasformazione: responsabilità che si acquisiscono, ruoli che cambiano, nuova vita affettiva e sessuale. La rabbia e la frustrazione possono essere sostenute come passaggi trasformativi. In questa prospettiva i riti di passaggio offrono un modello utile per facilitare il cambiamento. La sfida clinica, educativa e sociale è generarne di accessibili ed efficaci nella loro funzione di connessione tra ciò che era e ciò che sarà. Lo sguardo del clinico e dell’operatore e la funzione del mediatore diventano allora centrali nel dare significato, sostenere il diritto a tutto ciò che comporta l’essere adulti anche in una situazione di dipendenza totale.
The transition from childhood to adulthood represents a complex passage that involves bodily, emotional, relational, and social aspects. The body transforms, and with it its desires, claiming spaces of autonomy and self-determination. Infantilization and ableism hinder this process, blocking transformation: responsibilities to be acquired, roles that change, and new affective and sexual life. Anger and frustration can be supported as transformative steps. From this perspective, rites of passage offer a useful model to facilitate change. The clinical, educational, and social challenge is to generate rites that are accessible and effective in their function of connecting what was with what will be. The gaze of the clinician and the operator, as well as the function of the mediator, then become central in giving meaning, supporting the right to all that adulthood entails even in a situation of total dependence.