La salute pediatrica non può più essere considerata separata dalla crisi climatica. Come sottolinea Friederike Otto in Ingiustizia climatica, il cambiamento climatico non è un destino ineluttabile, ma una costruzione sociale profondamente iniqua: chi ha contribuito meno all’inquinamento globale – come i bambini nei paesi a basso reddito o nelle comunità vulnerabili – ne paga il prezzo più alto [1]. Questa disuguaglianza si riflette ormai in una vasta mole di dati scientifici: l’esposizione a inquinanti come PM2.5, PFAS, metalli pesanti e interferenti endocrini può alterare lo sviluppo neurocognitivo, immunitario, endocrino e metabolico già nelle prime fasi della vita, contribuendo anche a condizioni gravi come disturbi dello sviluppo, patologie respiratorie, disfunzioni tiroidee e, in alcune popolazioni, aumentato rischio oncologico. Le prime finestre dello sviluppo – dalla gravidanza all’ infanzia – sono particolarmente vulnerabili, e ogni grado in più di riscaldamento globale intensifica il peso di queste esposizioni ambientali. In questo contesto, i pediatri diventano sentinelle ambientali e promotori di giustizia climatica, sono chiamati a integrare l’ anamnesi ambientale nella pratica quotidiana, contribuire alla sorveglianza di esiti pediatrici sensibili al clima e farsi portavoce di una nuova medicina territoriale che agisca anche sui determinanti ambientali. Anche in questo numero numerosi sono gli articoli che pongono l'accento sull' importanza dell' anamnesi ambientale e del ruolo dei determinanti di salute su equità e adattamento climatico. In questa rivista continuiamo a riassumere sinteticamente i principali articoli pubblicati nelle riviste monitorate, tutti gli articoli e gli editoriali ritenuti degni di attenzione vengono elencati divisi per argomento, con un sintetico commento. Questo numero si basa sul controllo sistematico delle pubblicazioni di marzo e aprile 2025.
Child health can no longer be considered separately from the climate crisis. In her book Climate Injustice, Friederike Otto argues that climate change is not an inescapable fate, but a profoundly unjust social construction. Those who have contributed least to global pollution – such as children in low-income countries or vulnerable communities – pay the highest price [1]. This injustice is well documented by a growing body of scientific evidence: cognitive development may be affect-ed by pollutants like PM2.5, PFAS, heavy metals, and endocrine disruptors during the earliest stages of life. Such exposures are also linked to serious health conditions including developmental and respiratory diseases, thyroid dysfunction, and in some populations increased cancer risk. The first windows of human development, from pregnancy to early childhood, are especially vulnerable, and each additional degree of global warming increases this burden. In this context, paediatricians must act as environmental sentinels and advocates for climate justice. They are called to integrate environmental history into routine care, monitor climate-related paediatric outcomes, and speak out for a new model of primary care that addresses social and environmental determinants of health. Additionally, the articles featured in this issue highlight the critical importance of environmental history and health determinants in cimate adaptation and equity. We continue to summarize the main articles published in the monitored journals, all articles and editorials deemed worthy of attention are listed divided by topic, with a brief commentary. This issue is based on the systematic monitoring of publications in March and April 2025.
1. Friederike Otto: Ingiustizia climatica. Einaudi