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ACP per Gaza

  • 04 Giu 2025 alle 09:41:18

 


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L’Associazione Culturale Pediatri con la redazione di ADV ha deciso di dedicare questo numero a Gaza per esprimere con forza la nostra indignazione per le atrocità che si perpetuano da tempo in un’escalation senza tregua. I più vulnerabili, come i bambini, dalla nascita fino alla adolescenza, sono vittime inconsapevoli di un conflitto che si svolge di fronte al silenzio e all’impunità.
Un editoriale del Lancet del 24 Maggio dal titolo: Gaza has been failed by silence and impunity  “Gaza è stata tradita dal silenzio e dalla impunità” sottolinea come Gaza sia sull’orlo di una carestia per il blocco degli aiuti umanitari. Non è l’unico aspetto di questa guerra che ha anche sistematicamente distrutto tutta la rete sanitaria esistente, con il totale annullamento dei servizi sanitari specialistici. Sono 1400 gli operatori sanitari morti dall’inizio del conflitto. Le ripercussioni si osserveranno negli anni a venire, come scrive Maurizio Bonati nella newsletter di Scienza in Rete allegata, dove si stressa il grande impatto di un conflitto come questo e come tanti nel mondo, sui determinanti sociali e ambientali della salute.
Non possiamo e non dobbiamo tacere, esprimiamo il nostro cordoglio per tutti i bambini e le bambine morti, per coloro che hanno subito amputazioni, che hanno perso le proprie famiglie, per chi muore di fame, per chi sopravviverà a tutto questo con enormi difficoltà.
Cosa possiamo fare? Non rimanere fermi, ma indignarci e far sentire la nostra voce insieme alle altre società scientifiche e associazioni per cercare di superare l’indifferenza e il silenzio di tanti.
Abbiamo scritto un Comunicato Stampa per sottolineare la nostra indignazione di fronte alla negazione dei diritti umani. Continueremo con forza a far sentire la nostra voce e a diffondere questo appello. Nelle ultime ore diverse società scientifiche si sono espresse in appelli per Gaza, su richiesta di ISSOP – (International Society for Social Pediatrics and Child Health) a cui ACP è affiliata, cui abbiamo inviato il nostro Comunicato Stampa. Alleghiamo la risposta che ci è giunta.
Come operatori sanitari della sanità pubblica dobbiamo anche cercare di colmare la carenza di informazione esistente rispetto all’impatto della guerra sulla salute in particolare delle bambine e dei bambini, delle adolescenti e degli adolescenti.
I bambini non sono nemici.

Buona lettura,

Stefania Manetti

 

Un appello ACP per GAZA: “Gli aiuti umanitari non sono un arma”




Milano, 28/05/2025 - Il 25 maggio scorso un bambino palestinese di 4 anni, Mohammed, è morto di fame a Gaza. Mohammed non è morto di carestia per cause naturali, ma in un posto dove si è deciso di non far arrivare il cibo attraverso gli aiuti umanitari.
 
A distanza di poche ore di tempo, una mamma e collega pediatra palestinese, Alaa al-Najjar, di turno all’ospedale Nasser di Khan Yunis, uno dei pochi attivi a Gaza, si è vista arrivare i corpi dei suoi 9 figli colpiti da un bombardamento israeliano, e il suo unico figlio sopravvissuto versa in condizioni critiche.
 
L’enormità di questi accadimenti ci sovrasta e ci sentiamo inermi. Il nostro raggio di azione è o ci appare così insignificante che spesso si tace, pensando che quasi tutto il resto del mondo, di fronte all’assenza totale di protezione e di diritti nei confronti dei più deboli, sia indignato.
 
Sono diverse le società scientifiche e le associazioni mediche che stanno lanciando un appello per la protezione dell’infanzia nei conflitti armati, esprimendo anche il cordoglio per le tante vittime civili.
 
Ogni giorno, si legge da un editoriale del Lancet del 24 Maggio, 35 bambini vengono uccisi a Gaza, per un totale di 18.000 bambini morti a oggi. Gaza ha la più grande coorte di bambini e bambine amputate, oltre a coloro che muoiono e moriranno di fame, non per carestia, ma per impossibilità ad accedere agli aiuti umanitari. La fame non può essere un’arma di guerra, né una moneta di contrattazione.
 
Dobbiamo comunicare la nostra indignazione come madri e padri, come pediatri che si prendono cura delle bambine e dei bambini e delle loro famiglie, e come Associazione Culturale Pediatri ribadiamo con forza l’enorme gravità di questa situazione.
 
Il nostro appello, insieme a quello di altre istituzioni e associazioni, speriamo venga accolto affinché la negazione dei diritti umani e la totale assenza di protezione nei confronti delle bambine e dei bambini di finisca al più presto. La distruzione del popolo palestinese avrà enormi ripercussioni sulle generazioni a venire, sui figli e sui nipoti dei bambini che sopravviveranno a tutto questo.
 
NON POSSIAMO TACERE perché i bambini non sono nemici e affinché gli aiuti umanitari non siano un’arma.
 

Stefania Manetti, presidente ACP
Il Direttivo ACP
I referenti regionali ACP

 

Risposta ISSOP al nostro comunicato stampa


Grazie Stefania e Barbara,
 
sono grato che l'IPA e i pediatri in Italia siano riusciti a organizzarsi per mettere insieme queste dichiarazioni.
Sarò molto franco nel dire che è stato come sbattere la testa contro un muro di mattoni per convincere le organizzazioni americane, che hanno contatti considerevoli ad alto livello all'interno del governo, a fare molto di più che rilasciare dichiarazioni di poco conto e attentamente divise per evitare di chiedere dettagli specifici come il rilascio del pediatra Dr. Hussam Abu Safiya.
In quanto persona che in passato ha guidato il consiglio per le comunicazioni e i media e ha lavorato a stretto contatto con le divisioni degli affari pubblici e degli affari federali, è stato estremamente difficile vederli auto-ammanettarsi volontariamente e trattenersi dall'utilizzare la loro piena capacità di lobbying a causa della pressione molto forte e feroce di un piccolo gruppo che ha ripetutamente diffuso disinformazione.
E' diventato chiaro che alcune delle organizzazioni con il maggiore potenziale di potere hanno scelto di dare priorità al loro desiderio di mantenere la prossimità e di allinearsi con le priorità delle amministrazioni presidenziali precedenti e attuali.
Non credo che si rendano nemmeno conto di quanto siano fuori dal mondo e persino dal sentimento pubblico nazionale, figuriamoci da quello dei loro membri che chiedono l'elemosina e si organizzano da quasi due anni.
Mi dispiace se può sembrare duro, ma se dopo quasi 20 mesi di aggressioni, non riescono ancora a offrire qualcosa di più sostanziale, sono contento che io e un certo numero di colleghi abbiamo lasciato l'organizzazione diversi mesi fa a causa della loro inazione.
Ho sentito anche altri commenti dalla studentessa di medicina con cui sono in contatto. Apprezzo molto i suggerimenti di tutti, ma purtroppo sta arrivando a un punto morto con ognuno di essi, poiché affermano specificamente di non essere lì per evacuare gli studenti e che persino diverse università del Regno Unito che avevano aperto le porte agli studenti ucraini si sono rifiutate di fare lo stesso per gli studenti a Gaza.
Penso che il punto di Karameh sulla disumanizzazione e il razzismo anti-palestinese sia molto importante e sfortunatamente lo vedo in ogni aspetto della mia difesa su questo tema in un modo che non ho visto per nessun altro tema.


Nusheen Ameenuddin

 

Dopo un conflitto armato, quanto tempo ci vuole per recuperare?


di Maurizio Bonati
Pubblicato il 08/05/2025 scienzainrete.it
 


Guerre e conflitti sono una presenza costante e cronica nel mondo. Hanno molteplici ed estesi impatti sulle popolazioni, in particolare sui bambini. Dopo la fase acuta di un conflitto armato, ci vogliono circa quindici anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend di miglioramento dei livelli di mortalità infantile rispetto a quelli precedenti al conflitto. Ecco perché sono necessarie nuove politiche e politici interessati al bene pubblico per ricostruire efficacemente il sistema sanitario (insieme ai sistemi sociali ed economici) dopo un conflitto armato.
Agli impatti della guerra e alle condizioni per costruire politiche di pace è dedicato un incontro alla Casa della memoria e della storia di Roma, martedì 13 maggio, ore 17.30. L'incontro sarà trasmesso in streaming anche su Scienza in rete. [ Leggi tutto ]

 

Gaza, tradita dal silenzio e dall’impunità


di Eva Benelli
Pubblicato il 26/05/2025 scienzainrete.it
 


Lancet rompe il silenzio mediatico con un editoriale durissimo: a Gaza si muore di fame, le strutture sanitarie sono distrutte, i bambini mutilati o uccisi. Le prove del massacro sono evidenti, e l’impunità non è più tollerabile.
Nell'immagine di copertina: la striscia di Gaza nella classificazione dell'Integrated Food Security Phase Classification. [ Leggi tutto ]

 

Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza


Una madre a Gaza non dorme…
Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno
per scegliere una storia che le si addica,
per cullare i suoi bambini

E dopo che tutti si sono addormentati,
si erge come uno scudo di fronte alla morte

Una madre a Gaza non piange
Raccoglie la paura, la rabbia e le preghiere nei suoi polmoni,
e attende che finisca il rombo degli aerei,
per liberare il respiro

Una madre a Gaza non è come tutte le madri
Fa il pane con il sale fresco dei suoi occhi…
e nutre la patria con i suoi figli.

Ni’ma Hassan
 
da: Il loro grido è la mia voce a cura di: Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti. Fazi Editore, 2025

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