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Il robot diventa un amico e aiuta i bambini colpiti dall’autismo

  • 15 Giu 2018 alle 17:25:55
Al convegno “Interazione  uomo-robot" tenuto presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ci si chiede se un robot sia in grado di “accompagnare" la nostra psicologia. Uno degli strumenti più interessanti presentati è Pepper, robot capace di “leggere” le emozioni, facilitando lo sviluppo cognitivo ed emotivo nei bambini con problemi comunicativi e venire quindi utilizzato con i bambini affetti da Autismo. [La Stampa] Edoardo Datteri in laboratorio con i bambini e CoderBot Umani e macchine. Un rapporto in divenire, che apre molti interrogativi. Per esempio: è possibile che un robot sia in grado di «accompagnare» e poi aiutare la nostra psicologia? È uno degli interrogativi affrontati all’Università degli Studi di Milano-Bicocca: al convegno «Interazione uomo-robot» un tema era proprio la «robotica educativa», destinata a facilitare lo sviluppo cognitivo ed emotivo nei bambini con problemi comunicativi. «La funzione non è quella di un insegnante, ma di uno strumento didattico», commenta uno degli organizzatori, Edoardo Datteri, ricercatore di Filosofia della Scienza. Posando sul tavolo un oggetto che ha la parvenza di un giocattolo, prosegue: «Un esempio è questo CoderBot, robot programmabile che assume la forma di una macchinina». Incorpora alcune semplici ma essenziali funzioni: è in grado di memorizzare una serie di comandi base e, grazie a questi, di muoversi su un determinato percorso. E, allora, come si trasforma in strumento didattico? Facile programmazione «I bambini possono programmarlo, perché è relativamente semplice. È questa attività di programmazione che spinge a potenziare le loro capacità cognitive e anche le loro attitudini nel lavoro di gruppo». Ma ci sono anche bambini con bisogni educativi speciali. Soffrono di disabilità cognitive, come le difficoltà visuo-spaziali - con problemi di orientamento - o la mancanza di attenzione e di concentrazione,oltre a quelle di tipo emotivo. È grazie alla capacità di riconoscere gli ostacoli e di evitarli che CoderBot viene utilizzato in questi casi. «Viene chiesto loro di far muovere il robot nell’ambiente circostante, così da allenarsi ad orientarsi negli spazi». Intanto si stanno affermando i robot sociali. Spesso umanoidi, sono in grado di suscitare empatia. «All’inizio ero un po’ scettico - commenta Datteri - ma poi ho capito che l’empatia artificiale non è un fenomeno illusorio. Nel nostro laboratorio abbiamo Pepper, capace di leggere proprio le emozioni: quando è acceso e ti guarda alzando la mano, come per salutarti, è innegabile che ti susciti una sorta di empatia». Questa creatura viene utilizzata con i bambini affetti da autismo. È un esempio di come ci siano robot in grado di assumere espressioni e anche «di rispondere, in modo sensato, all’azione del bambino». Se, per esempio, il piccolo tende a mettere ripetutamente le dita negli occhi, ogni volta il robot reagirà di conseguenza, con una parola del tipo «Ahi» oppure con un’espressione di dolore. Questo ripetersi innocuo di gesti e reazioni svolge una preziosa funzione di «allenamento»: il bambino può allora rendersi conto che la sua azione potrebbe recare dolore a un’altra persona e, quindi, reagire di conseguenza. Eccesso di emotività  «Una delle questioni nate durante il convegno riguardava il fatto che gli umani sono troppo emotivi per interagire con chi è affetto da autismo - aggiunge il ricercatore. Per quanto reattivi, invece, gli umanoidi sono meno emotivi. Ragion per cui non vengono utilizzati gli umanoidi più sofisticati che si avvicinano di più a noi». È un ulteriore esempio di come l’interazione uomo-robot a scopi educativi e psicoterapeutici sia al centro di diversi studi. «Oggi applichiamo la robotica educativa nelle scuole, dove, a volte, incontriamo soggetti problematici. La sfida, tuttavia, sarà spingere la società a fare un uso consapevole della robotica». In altre parole, la sfida sarà «educare» noi tutti. Silvia Bandelloni
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