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Inquinamento, l'appello dei pediatri: "I bambini sono i più vulnerabili"

  • 08 Feb 2018 alle 10:30:00
Se oltre il 25% delle malattie dei bambini dipende dalla qualità dell’ambiente, è proprio arrivato il momento di rivedere la politica ambientale del nostro paese.  

L'Associazione Culturale Pediatri richiama l’attenzione sui rischi per la salute dei più piccoli.

di DAVIDE MICHIELIN 6 FEB. [La Repubblica] PER RENDERSENE conto non è necessario consultare la mappa delle polveri sottili. Basta mettere il naso fuori dalla finestra: la Pianura Padana è una camera a gas. E mentre il deferimento alla Corte Europea del nostro Paese, colpevole di non rispettare le norme sulla qualità dell’aria in vigore nell’Unione, si delinea come uno scenario sempre più probabile, l’Associazione Culturale Pediatri richiama l’attenzione sui rischi per la salute dei bambini. Nel valutare il peso delle determinanti ambientali sulla salute globale, un rapporto del 2016 dell’Organizzazione mondiale della sanità calcolava come il 23% delle malattie fosse più o meno direttamente legato alla qualità dell’ambiente. Una percentuale che nei bambini aumenta fino al 26%. LEGGI - Unicef, 17 milioni di bambini al di sotto di un anno respirano aria tossica "La gravidanza e i primi anni di vita rappresentano una finestra di plasticità in cui l’organismo è particolarmente vulnerabile. Le lesioni che avvengono in questo periodo possono avere conseguenze estremamente gravi per la salute" premette Giacomo Toffol, coordinatore del gruppo di pediatri che ha elaborato la nuova edizione del manuale “Inquinamento e salute del bambino" edito da Il Pensiero Scientifico Editore. Nel grembo materno, crescita e differenziazione cellulare procedono estremamente spedite: in questa fase l’esposizione a sostanze tossiche ha una maggiore possibilità di provocare mutazioni e anomalie congenite. Ma i rischi non si esauriscono alla nascita. Nei primi anni di vita, i bambini sono come delle spugne: a parità di unità di peso, mangiano cinque volte, bevono quattro volte e respirano due volte in più rispetto agli adulti. "L’assorbimento è perciò molto maggiore. Ecco perché a nostro parere i limiti e le soglie dei vari inquinanti dovrebbero essere tarati sui bambini e non sugli adulti" prosegue Toffol, ricordando come l’inquinamento sia correlato a un ampio ventaglio di patologie. LEGGI - Ilva di Taranto, la marcia dei bambini contro l'inquinamento Dalla premortalità in gravidanza alle malattie respiratorie e cardiovascolari, passando per disturbi dello sviluppo neurologico e tumori, districare la correlazione di un singolo fattore di rischio dalla matassa di sostanze a cui siamo quotidianamente esposti è un’impresa impossibile. "La conta delle polveri sottili è il modo più comodo e rapido per misurare l’inquinamento ma è estremamente riduttivo" ragiona il pediatra. L’inquinamento può presentarsi in innumerevoli forme, come i pesticidi presenti negli alimenti o le onde elettromagnetiche emesse da quei dispositivi elettronici ormai ubiquitari. E può spingersi perfino dentro le nostre case. "Istintivamente siamo portati a credere che gli ambienti domestici siano un rifugio dall’inquinamento esterno ma non è così -  prosegue il collega Paolo Regini - Spesso la qualità dell’aria è la stessa di quella esterna e inoltre ristagnano sostanze e molecole nocive prodotte dalle nostre attività". Tra gli indagati c’è ancora troppo spesso il fumo delle sigarette, ma anche le polveri rilasciate dal toner delle stampanti e i composti volatili che si liberano dai detergenti e dall’impiallacciatura dei mobili. "La prima linea di difesa è controllare nelle etichette dei prodotti cosa ci stiamo portando a casa. Inoltre, è importante arieggiare di frequente gli ambienti e moderare l’utilizzo dei prodotti domestici", suggerisce Regini. Pari attenzioni dovrebbero ricevere le scuole, dove i bambini trascorrono buona parte della loro giornata. "Non è un mistero, la maggioranza delle nostre scuole sono vecchie, costruite seguendo criteri di salubrità oggi superati. Ancor più che tra le mura di casa, il ricambio dell’aria è perciò fondamentale, al pari di tutti quegli accorgimenti che evitano l’accumulo di polveri" prosegue il pediatra, auspicando per il personale scolastico corsi di formazione dedicati. Le conseguenze dell’esposizione cronica alle varie sorgenti di inquinamento non fanno scalpore come una frattura ossea, sono infide ed emergono a distanza di anni. Per la presa di coscienza è perciò imprescindibile la sensibilizzazione dei genitori e di chi segue lo sviluppo del bambino. "E' un tema scomodo, molto chiacchierato e poco agito. Basti pensare che fino a qualche anno fa la correlazione tra ambiente e salute era del tutto assente dal percorso formativo dei pediatri -  conclude Toffol. - Non dobbiamo pensare solo alle azioni da intraprendere durante le catastrofi, alcune misure quotidiane di comprovata efficacia per ridurre il rischio esistono. Basta iniziare ad adottarle".
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