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Il bimbo «vegano» diventa un caso: ha un anno e pesa come un neonato

  • 31 Lug 2016 alle 10:33:44
La dieta vegana nei bambini anche piccoli è oggetto di grande discussione in questo periodo dopo fatti di cronaca come questo. C’è consapevolezza e formazione critica tra i pediatri? C’è uniformità di comportamento? Lì dove la comunicazione e l’informazione del medico di fiducia sono più deboli, si insinuano i comportamenti meno sicuri. Come agire perché non succeda più che un bambino rischi la sua salute?  

Ricoverato al Fatebenefratelli con un livello di calcio nel sangue «ai limiti della sopravvivenza», affetto anche da una grave forma di cardiopatia: pesava come un neonato di tre mesi. È il primo caso in città. I genitori seguono una dieta vegana

di Elisabetta Andreis

8 luglio 2016 [Corriere della sera] La dieta vegana spinta agli estremi finisce sotto accusa anche a Milano, come possibile concausa di malnutrizione di un bambino piccolo che ha rischiato il peggio e oggi, per fortuna, è ricoverato in ospedale con condizioni stabili, ancorché gravissime. Andrew (nome di fantasia), papà indiano e mamma milanese, è arrivato al Fatebenefratelli portato dai nonni, per un controllo. A un anno abbondante pesa come un neonato di tre mesi, con livelli di calcio nel sangue «ai limiti della sopravvivenza». I risultati clinici degli esami erano così allarmanti da spingere la Procura del Tribunale per i minorenni guidata da Ciro Cascone a chiedere d’ufficio il ricovero. «Mentre i genitori si opponevano alle cure minimizzando il disagio del figlio», già affetto da «cardiopatia grave non corretta chirurgicamente» e sottoposto, a quanto risulta dai primi accertamenti, ad un regime alimentare vegano molto rigido e senza integrazioni di alcun tipo, «presumibilmente incompatibile con l’infanzia».

È il primo caso di questo tipo a Milano dopo quelli balzati sulle cronache nazionali. L’ultimo è successo giorni fa a Genova, prima a Firenze e Belluno. «Si impone una riflessione sui regimi alimentari non comuni, anche se in questo caso a complicare il quadro c’è la malformazione cardiaca», riflette Luca Bernardo, direttore della pediatria al Fatebenefratelli. Da maggio tra l’altro l’ospedale ha attivato il primo ambulatorio per famiglie vegane (secondo le ultime stime sono il 2,8 per cento sul totale, ndr). «Non è un problema la scelta di forme di nutrizione diverse o inusuali, e noi certo non entriamo nel merito della decisione — dice l’esperto —. Ma allora il bambino, dalla nascita, deve essere accompagnato con integrazioni, nella fattispecie di calcio e di ferro». In questo caso, invece, la madre e il padre, cui l’ospedale ha subito comunicato la gravissima malnutrizione e i livelli di calcio «quasi incompatibili con la vita» si sono prima trincerati raccomandando di non somministrare in alcun modo latte e latticini, poi hanno fatto sapere che non avrebbero collaborato e infine hanno riportato il figlio a casa. Quasi come se nulla fosse. Di qui l’intervento della Procura. «Il minore nato a maggio 2015 — si legge nell’atto — all’ingresso nel nosocomio, il 1 luglio, si presentava (…) con un peso di 5240 grammi e una lunghezza di 67,5 centimetri (...) crescita ponderale inferiore al terzo percentile, grave ipotonia, ipotrofia generalizzata, ritardo psicomotorio e calcemia ai limiti della sopravvivenza». Stante il «rifiuto opposto dai genitori ad ulteriori accertamenti medici», l’ospedale ha informato il Pm di turno che ha chiesto alla polizia di andare a prendere il bimbo direttamente a casa. E qui, nell’appartamento in zona Baggio, «veniva rinvenuta una certa quantità di preparati omeopatici e siringhe (…) etichettate con nome di alimenti (…): i genitori riferivano in seguito di attenersi rigorosamente ad una dieta vegana», si legge.

In casa tra l’altro c’erano anche dieci gatti, aggiunge il Tribunale. Per il bimbo è stato disposto il ricovero in base all’articolo 403 del codice civile, e l’affido ai servizi sociali del Comune. Lo hanno salvato prima le cure del Fatebenefratelli, poi gli ulteriori esami di accertamento al Buzzi. Infine il piccolo è stato spostato al San Donato, dove ancora si trova. E qui le cose paiono forse migliorare, almeno un po’. «È emerso un atteggiamento dei genitori maggiormente consapevole sulle problematiche di salute del figlio», si legge nell’atto. All’esito del ricovero, per lui ci saranno due possibilità: l’affido ai nonni materni o il collocamento presso una comunità mamma-figlio.

8 luglio 2016 | 07:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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