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Art. 22, no dell’Università al doppio binario formativo

  • 22 Apr 2016 alle 09:09:32
Da quanto scritto sulla bozza della legge delega in materia di gestione e sviluppo delle risorse umane, è previsto l'inserimento con contratto a tempo determinato degli specializzandi nel Servizio sanitario nazionale già a partire dal secondo biennio, questa soluzione lascia comunque molti dubbi anche tra i diretti fruitori (i giovani medici), vi è ancora infatti troppa sproporzione tra il numero di neolaureati e disponibilità di posti in specializzazione e corso di formazione in medicina generale, senza tenere conto del mancato tournover delle assunzioni (Art 22, Giovani medici Sigm: «Più ombre che luci»). di Benedetta Pacelli
7 apr. [Ilsole24ore sanità] La formazione specialistica dei medici verso un nuovo restyling. Ma l'università dice no ad altre modifiche sul sistema formativo e alle differenze nel percorso di studi. Ad animare il dibattitola bozza sulla legge delega in materia di gestione e sviluppo delle risorse umane (ex art 22 Patto Salute) che - è l'oggetto del contendere - prevede l'inserimento con contratto a tempo determinato degli specializzandi nel Servizio sanitario nazionale già a partire dal secondo biennio. Un nodo difficile da sciogliere dove la quadratura andrà trovata tra le posizioni dell'intersindacale, che ha elaborato una proposta di modifica dal documento ministeriale, e la posizione di ministeri e regioni che formuleranno nuove osservazioni entro il 26 aprile, data della prossima riunione. La norma La bozza del provvedimento prevede innanzitutto l'istituzione della rete formativa regionale ed interregionale, costituita sia da strutture universitarie che da strutture ospedaliere, pubbliche e private accreditate e contrattualizzate con il Servizio sanitario nazionale. Inoltre per favorire la conciliazione tra lavoro ed esigenze familiari e per un periodo non superiore a 12 mesi, è consentito al medico e al veterinario specializzando e al medico in formazione specifica in medicina generale, la frequenza con impegno orario ridotto, con successivo recupero insieme alle attività formative non svolte. E poi previsto un inserimento degli specializzandi nelle strutture formative che, secondo le proposte dell'intersindacale, dovrà tener conto dei criteri di rotazione e dovrà risultare in coerenza con gli obiettivi definiti dagli ordinamenti didattici dei relativi corsi di specializzazione e di formazione. Le posizioni Ma le ipotesi formulate non vanno già all'università preoccupata, innanzitutto, di un nuovo restyling per la formazione specialistica. Il sistema della formazione medica specialistica, si legge infatti in una richiesta fatta dal presidente del Cun, Andrea Lenzi al ministro dell'Istruzione e università Stefania Giannini «non sia ancora una volta sottoposto a modifiche che ne comportino un ennesimo profondo ripensamento, quando ancora ci si sta confrontando con la prima fase dell'applicazione della recentissima riforma e questa ancora deve mostrare tutte le sue potenzialità di miglioramento e razionalizzazione». Bersaglio delle critiche del Cun è soprattutto il doppio canale formativo (Università-Ssn) per la specializzazione, tanto che si chiede al ministero che «si adoperi affinché siano evitate differenze nel percorso formativo di scuole di una medesima tipologia a seconda della sede di frequenza, tali da comportare inadeguatezza del percorso formativo stesso, rischiando di non garantire la conformità con i processi di formazione europea e generando incertezze negli stessi specializzandi». Infine la richiesta è nel processo di revisione di ascoltare le rappresentanze dei docenti e degli studenti nonché gli esperti presenti presso il Miur.
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