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Hiv. Esiste farmacoequivalenza tra originali e generici. Possibili risparmi per il sistema garantendo sicurezza ai pazienti

  • 16 Feb 2016 alle 18:17:46
Stante la complessità della malattia da HIV è veramente ​importante che sia chiarito che esiste una farmacoequivalenza tra farmaci originali e generici evitando che si generino preoccupazioni ingiustificate​ in chi quei farmaci li deve prescrivere o assumere. Lo switch branded-generici non solo ha dimostrato i suoi effetti favorevoli nella pratica clinica, ma può anche liberare importanti risorse utili per finanziare l'innovazione. È quanto emerge dal secondo Workshop di Economia e Farmaci (WEF), focalizzato sul confronto/scontro tra innovazione e sostenibilità, due fondamentali tematiche dalle svariate sfaccettature. 02 FEB [QuotidianoSanità] - Il Workshop di Economia e Farmaci (WEF) nasce nel 2011 in ambito epatologico, per poi ampliare negli anni successivi i propri scopi ad altre aree terapeutiche, tra cui le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, le malattie da malassorbimento intestinale e l’infezione da HIV/AIDS. Dal 2014, infatti, il metodo di lavoro WEF ha iniziato a valutare secondo l’approccio tipico dell’Health Technology Assessment anche i farmaci antiretrovirali utilizzati per la terapia contro il virus dell’immunodeficienza umana. Focus del WEF-HIV 2015 è stato sostanzialmente il confronto/scontro tra innovazione e sostenibilità, due fondamentali tematiche dalle svariate sfaccettature, che ricomprendono i summezionati cinque aspetti analizzati dai gruppi di lavoro. "All’arrivo nell’armamentario terapeutico regionale di molecole equivalenti impiegate negli schemi di terapia dei pazienti seguiti presso il nostro Centro, abbiamo voluto verificare nella pratica clinica i risultati conseguenti allo switch da branded vs generici di efavirenz, lamivudina (3TC) e lamivudina+zidovudina in combinazione fissa. Nella nostra esperienza quindi condotta in totale sintonia come quanto raccomandato dalle linee guida italiane in proposito, si è dimostrato favorevole l’impatto dello switch branded-generici anche nella pratica clinica", ha dichiarato Adriano Lazzarin, primario della Divisione di malattie infettive dell'Istituto scientifico San Raffaele. "Infatti, si possono creare i presupposti per liberare risorse importanti che possono/devono essere riutilizzate per finanziare l’innovazione. Ovviamente questo richiede una presa di posizione netta e decisa da parte dei decisori che, mediante l’utilizzo di regole e normative chiare, stabiliscano questo percorso e accelerino quanto più possibile la disponibilità e l’utilizzo dei farmaci equivalenti, per esempio, facilitando i percorsi di rinegoziazione dei farmaci equivalenti in ospedale al momento di entrata di un generico sul mercato", aggiunge Francesco Saverio Mennini, professore di Economia sanitaria all'università Tor Vergata di Roma. "Da questa panoramica emerge evidente che questi farmaci siano un’importante opportunità, in quanto, essendo equivalenti, hanno mostrato una comprovata efficacia nel trattamento dell’infezione, oltre ad una garanzia di sicurezza per il paziente. In aggiunta, un’ulteriore opportunità è rappresentata dal fatto che il risparmio generato dall’utilizzo di generici potrà liberare risorse che potranno essere investite nel processo di accesso al mercato di farmaci innovativi", sottolinea Massimo Oldrini, presidente della Lega italiana per la lotta contro l'Aids (Lila). Stante la complessità della malattia da HIV è importante che sia chiarito che esiste una farmacoequivalenza tra farmaci originali e generici evitando che si generino non giustificate preoccupazioni in chi quei farmaci li deve prescrivere o assumere. "Uno studio atto a valutare l’efficacia e sicurezza dello switching ha mostrato che non ci sono significative differenze di fallimento o treatment-discontinuation nei pazienti che sono passati dal farmaco branded al generico dopo sei mesi di follow-up rispetto ai pazienti non-switchers, in termini di tossicità, efficacia, semplificazione ed interazioni farmacologiche. Inoltre, bisognerebbe che analoghi studi, magari frutto di osservazioni condotte nella vita reale, facendo ricorso alle due grandi coorti italiane che seguono soggetti HIV+, ICONA e MASTER, si aggiungessero a questa iniziale esperienza con l’intento di aumentare la prescrizione di farmaci equivalenti mantenendo la stessa SOC", conclude Roberto Cauda, direttore Clinica malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. 02 febbraio 2016 © Riproduzione riservata
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