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Lettera aperta al Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin

  • 30 Lug 2015 alle 08:50:27
Protocollo N. 00127 del 28/07/2015
L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) esprime perplessità in merito ad alcune affermazioni contenute nei poster prodotti dal Ministero della Salute in occasione dell’EXPO per promuovere una sana alimentazione dall’infanzia all’adolescenza. I messaggi contengono, insieme a principi generali condivisibili, alcuni “luoghi comuni” privi di base scientifica che, per l’autorevolezza del Ministero della Salute e per il significato che si è scelto di dare all’EXPO, perpetuano e rafforzano, nella percezione comune, informazioni non corrette. Nel primo poster è scritto che “Lo svezzamento dovrebbe iniziare a partire dal sesto mese e, comunque, su indicazione del pediatra”. A parte il fatto che “dal sesto mese” non equivale a “dopo il compimento dei 6 mesi”, questa frase, come quella che segue, è ambigua, perché non specifica che il latte di cui si parla è quello materno. Inoltre, sembra ignorare (o forse non lo ignora affatto) il fatto che, purtroppo, la maggior parte dei pediatri consiglia di iniziare lo svezzamento al compimento dei 4 mesi. Una maggiore coerenza con le linee di indirizzo dello stesso Ministero della Salute sarebbe stata preferibile. Seguono i consigli. Il primo recita: ”Non introdurre nel primo anno di vita alimenti che possono produrre intolleranze alimentari (pomodoro, fragole, legumi, cacao, etc)”, dimenticando di menzionare, tra l’altro, gli alimenti che più frequentemente sono causa di allergia alimentare nel primo anno di vita, e cioè il latte vaccino, l’uovo, e il pesce. Qualunque sia la lista, l’ACP fa presente che esistono ormai prove certe e incontrovertibili che ritardare l’introduzione dei cibi potenzialmente causa di allergie non è di alcuna utilità e potrebbe, anzi, essere controproducente, soprattutto nei bambini a rischio elevato di allergie . Il secondo consiglio (“Non aggiungere sale alle pappe, è già contenuto nei cibi”) rafforza, implicitamente, un altro luogo comune, e cioè che i bambini devono necessariamente mangiare pietanze diverse da quelle dei loro genitori e che piccole aggiunte di sale possano far male. L’ACP conviene che troppo sale faccia male (peraltro a qualsiasi età), che alteri il sapore naturale dei cibi e che un bambino abituato a quantità eccessive di sale da piccolo, tenderà ad abusarne anche quando sarà più grande, ma non esiste prova che l’uso di piccole quantità di sale nell’alimentazione dei bambini di qualsivoglia età provochi un qualche danno . In più il messaggio avvalora il luogo comune che si debbano introdurre necessariamente “pappe”, ignorando quanto sostenuto almeno da una parte dalla comunità scientifica, che raccomanda invece cibi “solidi”, tagliati in modo adeguato, consono alla maturità di ogni singolo bambino. L’ACP ritiene che la successiva raccomandazione del primo poster (“Dopo i 6 mesi di età il fabbisogno calorico del bambino deve essere soddisfatto solo per il 50% da alimenti diversi dal latte”), con l’apparenza di voler difendere l’allattamento materno, potrebbe indurre, viceversa, a scelte del tutto opposte: difatti, se la raccomandazione fosse presa alla lettera, le mamme potrebbero essere indotte a ridurre drasticamente l’allattamento in favore di alimenti complementari, cosa che deve avvenire molto gradualmente e sempre rispettando le esigenze nutrizionali di ogni singolo bambino . Se il messaggio fosse accolto, potrebbe portare a una drastica riduzione della durata dell’allattamento, il cui ruolo protettivo nei confronti della salute materno-infantile è proporzionale alla sua durata nel tempo. Tra l’altro, il poster ignora totalmente l’importanza dell’allattamento materno oltre il primo anno di vita, nonostante l’OMS inviti gli operatori sanitari a sostenerlo fino a 2 anni e oltre, proprio per il suo ruolo protettivo nei confronti di numerose e gravi patologie del bambino nel breve, medio e lungo periodo, e della mamma, specie nel lungo periodo. Nel secondo poster, dedicato al secondo e terzo anno di vita, dopo aver premesso che “Dopo il compimento del primo anno, il bambino è in grado di masticare e può mangiare in modo molto simile ad un adulto”, rafforzando, ancora una volta, il concetto che fino ad allora non può condividere gli alimenti preparati a casa per il resto della famiglia, subito dopo si raccomanda l’uso di semolini, riso e pastine, come se la pasta “normale” non sia preparata con lo stesso grano e non possa essere masticata, assorbita a digerita allo stesso modo di quella “per bambini”. I poster continuano con altri luoghi comuni; “Prepara quattro-cinque pasti al giorno di cui il pranzo e la cena rappresentano i principali” e “Fai fare a tuo figlio una buona colazione… deve affrontare la mattinata con energia!” Se presi alla lettera, i due messaggi sono addirittura contraddittori: difatti, se l’abbondanza del pasto è funzionale al consumo energetico delle ore successive, perché la cena dovrebbe essere un pasto principale visto che poi si andrà a dormire? L’ACP ritiene infine che dare regole rigide al naturale passaggio dall’alimentazione esclusiva con il latte a quella complementare possa comportare problemi nella gestione serena dei pasti dell’intera famiglia. Ritiene, altresì, che avviare l’alimentazione complementare con prodotti specifici per bambini sia un’occasione persa per la famiglia e per i pediatri che dovrebbero, viceversa, discutere di corretta alimentazione di tutta e con tutta la famiglia, offrendo le loro competenze nutrizionali a supporto dell’intero nucleo familiare, con ricadute certamente più significative per tutta la popolazione.   Dott. Sergio Conti Nibali Responsabile Gruppo Nutrizione Associazione Culturale Pediatri Dott. Paolo Siani Presidente Associazione Culturale Pediatri
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