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Alcol Prevention Day. Diminuisce il consumo, ma restano 8 milioni a rischio. Giovani, donne e over 65 i più vulnerabili. Fotografia dell’Iss

  • 04 Mag 2015 alle 11:40:00
Ogni italiano consuma mediamente circa 6 litri di bevande alcoliche l’anno, in prevalenza vino. L’alcol causa annualmente 18.000 morti  e rappresenta la prima causa di mortalità sino ai 29 anni di età. E' responsabile di oltre 200 malattie. I consumatori definiti "dannosi" sono circa 460mila tra i maschi e 300mila tra le donne.  16 APR [QuotidianoSanità.it] - Diminuisce il consumo di alcol in Italia, aumentano gli astemi e calano i consumatori. Si affievolisce il preoccupante fenomeno del binge drinkers. Tuttavia le persone a rischio sono circa 8 milioni: i più vulnerabili sono soprattutto i giovani, le donne e soprattutto gli anziani. E’ la fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito dell’Alcol Prevention Day. Ogni italiano consuma mediamente circa 6 litri di alcol l’anno, in prevalenza vino. L’Italia risulta tra i Paesi più virtuosi in termini di raggiungimento nell’ambito delle più importanti strategie globali di contrasto al rischio alcolcorrelato. Dei circa 3 milioni e mezzo di binge drinkers mediamente registrati nel corso degli ultimi anni, la quota maggiore si registra sotto dei 25 anni con un picco tra i 18-24 anni e quote superiori alla media nazionale per le ragazze tra i 16 e 17 anni di età. Birra e alcopops insieme agli aperitivi alcolici sono le bevande acquistate con maggior facilità dai giovani sotto l’età minima legale: 1 giovane su 2 le ha consumate in un esercizio e 2 su 3 ha acquistato nei negozi nonostante i divieti. L’alcol causa mediamente 18.000 morti l’anno e rappresenta la prima causa di mortalità sino ai 29 anni di età: cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti, prevalentemente stradali e sotto l’influenza dell’alcol. Il 17% circa di tutte le intossicazioni alcoliche giunte in un pronto soccorso è registrato per ragazzi e ragazze sotto i 14 anni di età. Le nuove linee guida, pubblicate nel 2014 dai nuovi LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) già acquisite dal Ministero della Salute, stabiliscono che per non incorrere in problemi per la salute è consigliato non superare mai quantità di alcol definite a minor rischio “low-risk drinking”. Secondo i nuovi limiti, difatti, sotto i 18 anni qualunque consumo deve essere evitato. Per le donne adulte e per gli anziani (ultra 65enni) il consumo giornaliero non deve superare una UA (Unità Alcolica) mentre per gli uomini adulti il consumo giornaliero non deve superare le 2 UA al giorno, indipendentemente dal tipo di bevanda consumata. I report europei (ESPAD, RAND) confermano la maggiore facilità di acquisto in Italia di bevande alcoliche da parte dei minori rispetto al resto d’Europa e questo rafforza l’efficacia della prevenzione in termini di rispetto della legalità. Tali evidenze sono da tenere in stretta considerazione alla luce degli orientamenti ben evidenziati dall‘Action Plan europeo sul bere dei giovani e sul binge drinking che, prendendo in carico il problema comune denunciato da tutti gli Stati membri, sollecita la massima attenzione sulle evidenze scientifiche che imporrebbero l’introduzione di un età minima legale di 25 anni in considerazione dell’interferenza di qualunque quantità di alcol consumata tra i 12 e i 25 anni di età, periodo in cui il rimodellamento cerebrale (pruning) che conduce alla maturazione in senso razionale del cervello risulterebbe fortemente e irreversibilmente danneggiato dall’effetto di alcol e sostanze in quella che è stata definita dall’OMS “finestra di vulnerabilità”. Se l’adozione di nuovi, più sicuri livelli di età minima legale non potessero trovare agevole applicazione, sottolinea l’Iss, sarebbe indispensabile e opportuno attivare da un lato intense campagne di sensibilizzazione specifiche nelle scuole e per le famiglie e dall’altro arginare l’impatto di tutte le variabili che sollecitano culture in cui l’alcol rappresenta, soprattutto nei luoghi frequentati dai giovani, un valore supportato da imponenti investimenti di marketing e di pubblicità che favoriscono la promozione del prodotto anche ai giovani attraverso modalità che richiederebbero revisione e regolamentazione (happy hours, open bar, drink as much as you can) per le intrinseche pressioni al bere fino all’intossicazione, prevedibili, evitabili e da evitare anche in termini di sicurezza (hooliganismo, criminalità, violenza) oltre che di salute. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Alcol, tra gli ultra 65enni i bevitori definibili a rischio, ossia con un consumo giornaliero di alcol superiore a 1 UA, sono infatti circa il 40% degli uomini e il 10% delle donne, con una frequenza approssimativamente raddoppiata rispetto agli adulti. Inoltre, il numero assoluto di bevitori a rischio oltre i 65 anni è destinato ad aumentare in modo esponenziale a causa del rapido invecchiamento della popolazione. Dei 17.000 decessi alcolcorrelati l’anno in Italia sono soprattutto gli anziani a registrare le più elevate quote di mortalità. Il numero assoluto di bevitori a rischio ultra 65enni è destinato ad aumentare in modo esponenziale a causa del rapido invecchiamento della popolazione, a cui andrà ad aggiungersi il fatto che questo segmento di popolazione in progressivo aumento sarà in gran parte composto dai cosiddetti baby boomers (ossia i nati dopo la seconda guerra mondiale), i quali per disposizione culturale e disponibilità economica sono molto più propensi delle precedenti generazioni all’acquisto e al consumo di alcol (ma anche di droghe come riportato dall’EMCDDA) richiedendo pertanto seria considerazione in termini di azioni di prevenzione da adottare. L’alcol, anche a piccole dosi, è responsabile di oltre 200 malattie e di numerosi tipi di cancro tra cui quello più sensibile per le donne è quello al seno. I dati dell’Osservatorio Nazionale Alcol dimostrano che in Italia tra tutti i decessi registrabili per neoplasie maligne, il 20% per i maschi e il 6,9% per le donne è attribuibile all’alcol. Le morti per cancro causate dal consumo di alcol (oltre 4000/anno) incidono per 1/3 sul totale del numero di decessi maschili alcol-correlati ponendosi come prima causa di morte parzialmente attribuibile all’alcol tra i maschi. Il 56% delle cirrosi epatiche tra i maschi e il 24% di quelle tra le femmine è attribuibile all’alcol. La frazione alcol-attribuibile dei decessi per incidenti stradali è del 37% per i maschi e del 18% per le donne; 1 decesso su 3 per gli uomini e 1 su 5 per le donne potrebbe essere evitato non ponendosi alla guida dopo aver bevuto. I consumatori definiti “dannosi”, coloro cioè che assumono oltre 5 bicchieri di bevande alcoliche al giorno (60 grammi di alcol) sono circa 460.000 tra i maschi. Sono invece 300.000 le donne che superano quotidianamente i tre bicchieri di bevande alcoliche (40 grammi). Sono questi i livelli che l’Oms identifica come fascia ad alto rischio che include ed è assimilabile all’alcoldipendenza e come tale in necessità di trattamento. I servizi di alcologia e comunque di recupero dell’alcoldipendenza hanno in carico oltre 71.000 utenti.La quota prevalente di persone affette da “alcohol use disorder”, insieme di patologie alcolcorrelate conseguenti all’uso rischioso e dannoso di alcol, e che richiederebbero una qualunque forma di trattamento, non è intercettato dalle strutture e dalle competenze professionali del Ssn. Gli studi europei (AMPHORA) indicano che una forma di trattamento è dispensata in Italia agli alcolisti in carico ai servizi nel 29% dei casi e che se questa percentuale arrivasse al 40% contribuirebbe a diminuire del 13% la mortalità degli alcoldipendenti. Le evidenze proposte hanno già sollecitato l’attivazione di azioni di governance specifiche. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione, nel macro obiettivo “Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie croniche non trasmissibili” prevede proprio tra le strategie mirate all’individuo la prevenzione dei fattori di rischio comportamentali mediante la loro diagnosi precoce, la modificazione degli stili di vita e l’attivazione di interventi trasversali, integrati con i percorsi terapeutico- assistenziali di presa in carico, allo scopo di prevenire o ritardare l’insorgenza delle complicanze più gravi. L’identificazione precoce dei soggetti in condizioni di rischio e la loro conseguente presa in carico da parte del Sistema Sanitario è essenziale per la riduzione del rischio di mortalità e disabilità evitabili. Pertanto tra le azioni suggerite dal nuovo PNP vi è l’applicazione dello strumento di Identificazione Precoce e Intervento Breve (IPIB) da attuarsi nei contesti sanitari. L’Iss evidenzia che la prevenzione non è generalizzabile e deve essere orientata in particolare ai target sensibili di popolazione. A tale riguardo il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018, approvato d’intesa con le Regioni, ha individuato la prevenzione dei danni alcol correlati in diversi ambiti. I macro obiettivi che individuano nell’abuso di alcol uno dei fattori di rischio che contribuiscono a determinare criticità in termini di salute pubblica, sono essenzialmente quattro: “Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie croniche non trasmissibili”; “Prevenire la dipendenza da sostanze”; “Prevenire gli incidenti stradali e ridurre la gravità dei loro esiti”; “Prevenire gli incidenti domestici”. 16 aprile 2015 © Riproduzione riservata
Approfondimenti:
Istat: "Nel corso del 2014 il 63% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica" Osservatorio Permanente Giovani e Alcool: "Importante ragionare sulla valenza del bere moderato"
 
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