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Gravidanza. L’esposizione ai fenoli rallenta la crescita dei bambini e li fa ingrassare

  • 11 Set 2014 alle 11:29:30

Un ampio studio franco-statunitense getta luce sugli effetti dell’esposizione ai fenoli, noti endocrine disruptor, durante la gravidanza. I risultati sono piuttosto inquietanti e riguardano la salute dei bambini

05 SET - [QuotidianoSanità.it] L’esposizione ad alcuni fenoli in gravidanza, in particolare a parabeni e triclosan, può interferire con la normale crescita del bambino, durante il periodo fetale e nel corso dei primi tre anni di vita. Lo dimostrano i risultati di un vasto studio, appena pubblicato su Epidemiology di settembre. I rischi maggiori vengono dall’esposizione ai parabeni e al triclosan. I parabeni sono sostanze ampiamente utilizzate come conservanti nei cosmetici e nei prodotti per la cura del corpo, mentre il triclosan è un agente antibatterico e pesticida, presente in alcuni saponi e dentifrici. La ricerca ha indagato anche gli effetti del benzofenone-3, impiegato come filtro UV nelle creme solari, dei diclorofenoli, utilizzati nella produzione dei deodoranti per ambienti, delle resine epossidiche, contenute nelle otturazioni dentali in amalgama e nel rivestimento delle lattine dei cibi in scatola. Non poteva mancare ovviamente il bisfenolo A, utilizzato nella produzione di oggetti di plastica, dalle bottiglie, alle custodie dei CD. Il comune denominatore di tutte queste sostanze della famiglia dei fenoli, assolutamente immanenti nella nostra vita quotidiana, è di essere dei noti endocrine disruptor(o ‘xenobiotici con potenziale attività endocrina’ o ‘interferenti endocrini’). Studi di laboratorio e su animali da esperimento hanno dimostrato cioè che queste sostanze sono in grado di interferire con i sistemi ormonali coinvolti nell’accrescimento e nell’aumento di peso. Lo studio, condotto da ricercatori dell’Inserm, degli ospedali universitari di Nancy e Poitiers, unitamente agli esperti dei Centers for Disease Control and Prevention(CDC) di Atlanta e coordinata dall’Inserm e dal gruppo di Epidemiologia Ambientale dell’università di Grenoble, ha preso in esame 520 bambini maschi della coorte EDEN madre-bambino ed è stata finanziata dall’ANSES (French Agency for Food, Environmental and Occupational Health Safety). Le donne in gravidanza che hanno preso parte allo studio, sono state reclutate presso gli ospedali universitari di Nancy e Poitiers tra il 2003 e il 2006. La crescita del bambino veniva valutata attraverso un’ecografia al terzo trimestre di gravidanza , poi attraverso la misurazione di peso e altezza, dalla nascita all’età di tre anni. Su un campione di urine, prelevato in gravidanza, venivano dosati invece i biomarcatori di esposizione ai fenoli presso i laboratori dei CDC negli Usa. I risultati dimostrano che la quasi totalità (oltre il 95%) delle donne risulta esposta in gravidanza a queste sostanze e che l’esposizione della madre ai fenoli può disturbare la normale crescita dei maschietti. Quelli più pericolosi a questo riguardo sono risultate il triclosan e parabeni. Il primo si correla in modo negativo alla crescita fetale, valutata con l’ecografia al terzo trimestre di gravidanza. L’esposizione ai parabeni invece  risultava associata ad un aumentato peso alla nascita e all’età di tre anni; è noto che una crescita accelerata nei primi tre anni di vita si associa ad un aumentato rischio di obesità in età adulta. Per le altre sostanze esaminate nello studio non è stata evidenziata una chiara correlazione con i disturbi della crescita. Si tratta del primo studio ad aver preso in esame sia il periodo della crescita fetale, che quello a tre anni e un numero così ampio di sostanze della famiglia dei fenoli. I ricercatori francesi hanno per il futuro in programma un altro studio che valuterà l’effetto dell’esposizione a tossici ambientali sul bambino, dalla gravidanza al primo anno di età; in questo secondo studio verranno ottenuti diversi campioni urinari, dalla madre e dal neonato per valutare in modo più accurato l’esposizione a queste sostanze e per individuare i periodi potenzialmente più a rischio per la crescita del bambino nella prima infanzia. In questa seconda analisi verranno incluse anche le bambine. Maria Rita Montebelli 05 settembre 2014 © Riproduzione riservata
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