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SIAMO AL 21° POSTO NEL MONDO: In Italia è più difficile essere mamme

  • 16 Mag 2012 alle 07:55:00
L'Italia si colloca al 21esimo posto della classifica stilata dal tredicesimo rapporto sullo stato delle madri nel mondo di Save the children. Il nostro paese e' a meta' dei 43 paesi piu' sviluppati, ma alle spalle di Portogallo (15esimo), Spagna (16esimo) e Grecia (20esimo). Oltretutto in due anni l'Italia e' scesa dal 17esimo al 21esimo posto, incapace di segnare nell'ultimo anno progressi significativi.

"Colpiscono in particolare in negativo i dati relativi alla condizione della donna e al suo ruolo o riconoscimento sociale nel nostro paese. La percentuale delle donne sedute in parlamento per esempio e' pari al 21%, e, benche' aumentata di un punto percentuale rispetto allo scorso anno, risulta inferiore rispetto a quella di paesi come l'Afganistan (28%), l'Angola (38%) o il Mozambico (39%)". 



Lo stipendio medio delle donne "non va oltre al 49% di quello degli uomini a parita' di mansioni, tra i paesi sviluppati fanno peggio solo l'Austria (40%), il Giappone e Malta (45%), mentre 2 paesi su 3 registrano una percentuale superiore al 60%. Solo il 41% delle donne italiane utilizza i moderni metodi contraccettivi, una percentuale inferiore a quella di paesi come Botswana (42%), Zimbabwe (58%), ma anche Egitto (58%) e Tunisia (52%), e molto distante dall'82% della Norvegia".

Secondo il rapporto Save the children, e' il Niger il paese peggiore al mondo dove essere madre, dopo aver raccolto il testimone dall'Afghanistan che ha occupato l'ultima posizione nei 2 anni precedenti. Il posto migliore al mondo dove far nascere un bambino e' invece la Norvegia, in una classifica che comprende 165 paesi e tiene conto di fattori come la salute, l'istruzione e lo stato economico e sociale delle madri, insieme a indicatori della condizione infantile quali salute e alimentazione.

Per Save the children "la distanza abissale che separa le condizioni di donne e madri e dei loro figli tra il primo e l'ultimo paese della classifica ben rappresenta le enormi disparita' esistenti tra i paesi piu' sviluppati del pianeta e quelli piu' poveri. In Norvegia una donna riceve in media ben 18 anni di istruzione scolastica contro i 4 del Niger", mentre "l'esperienza della maternita' segna, se possibile, distanze ancora maggiori: il 100% delle nascite nel paese scandinavo, infatti, avviene con l'assistenza di personale medico apecializzato, che e' presente invece solo in un caso su tre in Niger, dove 1 mamma su 16 muore per cause legate alla gravidanza o al parto (il rischio di mortalita' materna e' di 1 su 7.600 in Norvegia)".

Piu' in generale, anticipando il tema della nutrizione che sara' al centro del vertice g8 previsto il 18 e 19 maggio a Camp David negli Usa, il rapporto esplora l'aspetto della nutrizione, "un fattore chiave per il benessere delle mamme e dei loro bambini: ben il 25% delle morti materne e piu' di un terzo di quelle infantili nel mondo dovute proprio alla malnutrizione". Come evidenzia il rapporto, il solo sviluppo economico "non rappresenta di per se' una garanzia di miglioramento rispetto alle condizioni di malnutrizione dei bambini", un fattore di rischio per 171 milioni di minori nel mondo.

Si tratta di "un quadro drammatico- dice Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia- e dobbiamo ormai fare i conti con un vero e proprio circolo vizioso in cui le madri, spesso gia' affette loro stesse da malnutrizione durante l'infanzia, danno luce a neonati sottopeso perche' non nutriti adeguatamente nel loro grembo durante la gestazione".

Le soluzioni "semplici e a basso costo ci sono". Basti pensare, come dimostra in dettaglio il rapporto, che "con una maggiore diffusione della pratica di allattamento al seno, che e' parte integrante dei nostri interventi, si potrebbero salvare un milione di bambini in piu' all'anno, lo testimoniano i successi raggiunti da un paese pur a basso reddito come il Madagascar". Ancora oggi invece, meno del 40% di tutti i neonati nei paesi in via di sviluppo riceve i pieni benefici di questa pratica e in Niger, ultimo paese nella nostra classifica, solo il 27% riceve un allattamento esclusivo al seno nei primi 6 mesi", conclude Neri. Ogni rimedio, come la formazione degli operatori sanitari di comunita', sono parte degli interventi della campagna Every One di Save the children, che per tutto il mese di maggio 2012, grazie all'impegno di Sisal, potra' essere anche sostenuta effettuando donazioni presso le oltre 46 mila ricevitorie distribuite sul territorio nazionale.
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