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L’atto creativo di rappresentare la realtà

  • 30 Nov 2009 alle 23:25:00
John Berger
E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto
Bruno Mondadori, 2008
pp. 154, euro 13

Chi non vorrebbe un amante così affascinante cui dedicare un libro già dal titolo?
John Berger lo fa a ognuno di noi, condividendo con il lettore centoquaranta pagine tra narrazione in prosa e in versi, impossibili da classificare in genere letterario.
L’autore, critico d’arte e di teatro, sceneggiatore, scrittore, pittore, traduttore, commediografo, giornalista e ancora altro, è molto conosciuto nel mondo anglosassone. Oggi, a ottantadue anni, abita in uno sperduto paese nelle Alpi francesi e ha appena donato il suo ricchissimo archivio di manoscritti, lettere e foto alla British Library (twitter.com/britishlibrary). Ma la sua grande generosità è quella di donare a ognuno di noi una ricchezza inesauribile di pensieri, riflessioni, momenti di bella poesia e di genuina intimità, presenti in ogni pagina di questo breve libro. Berger è un profondo conoscitore dell’animo umano ed è un abilissimo cultore della capacità percettiva sensoriale dell’uomo. Guardare, vedere e osservare non sono la ricostruzione di una realtà esterna, ma un vero e proprio atto creativo che avviene in ogni momento nella nostra mente. Tempo e spazio sono i due temi portanti di questo scritto, e Berger, all’epoca sessantenne, ci parla di amore, odio, separazione, confine, realtà e molto altro ancora, dischiudendoci un mondo di nuove e inesplorate idee. Percezione, sentimento e pensiero sono un cocktail sempre presente nei suoi libri. Se vi piacerà, non perdetevi gli altri libri tradotti in italiano, come, ad esempio, “Sul guardare”, raccolta di saggi prevalentemente di critica d’arte disgiunti da ogni analisi di forma ma indissolubilmente legati all’esperienza dell’autore. Uno in particolare, Campo, l’osservazione di un prato durante una breve sosta a un passaggio a livello, nella sua disarmante semplicità, ci conduce in un’intima introspezione sul significato dell’esperienza.
Costantino Panza
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