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Il caso Birmania

  • 16 Feb 2008 alle 10:36:00
Secondo l’OMS, nel 2000, la Birmania si classificava, per l’assistenza sanitaria, al 190° posto su 191 nazioni. La spesa procapite era di 0,40 dollari contro i 61 della vicina Thailandia. Nel 2006 un terzo dei bambini era malnutrito. La mortalità 0-5 anni era 106/1000 contro i 21 della Thailandia.
La diffusione della Tbc, del l’HIV/AIDS e della malaria era enorme. Le spese per le armi sono state di 3,4 miliardi di dollari nel 2006 e quelle per la nuova capitale nel deserto (Naypyidaw) di 120-240 milioni di dollari/anno, mentre il budget per l’HIV/AIDS è di 137.000 dollari/anno. I programmi di assistenza umanitaria (World Food Pro grammes, Medici senza frontiere), sempre maltollerati dalla giunta, nel 2005-2006 sono stati ulteriormente ostacolati e in particolar modo la di stribuzione di cibo. Il Paese era alla bancarotta a me tà estate, per cui la soluzione dei generali è stata quella di spremere con le tasse la popolazione. Il calcolo era sbagliato e ha sollevato anzitutto la protesta dei monaci, i cui monasteri sono in prima linea per l’assistenza ai malati di HIV/AIDS, ma sono anche disponibili a offrire altri servizi ospedalieri. La popolarità dei monaci e la loro capacità di porsi a capo della rivolta derivano anche da questo.
(Lancet 2007;370:1645).
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