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Dalla relazione madre-bambino alla relazione genitoriale e sociale

  • 09 Ott 2007 alle 10:16:00
Elisabetta Musi
Concepire la nascita
Franco Angeli , 2007
pp. 256, euro 19


Come indicato nel sottotitolo – L’esperienza generativa in prospettiva pedagogica – questo libro presenta un’originale lettura della nascita intesa come “origine e causa di un discorso pedagogico sull’esistenza”. Uscendo dalla ristretta e limitata prospettiva del semplice partorire, il discorso viene presentato in un’ottica più ampia, divenendo esperienza di creatività affettiva sia per il singolo che per la coppia. Il mettere al mondo risulta così produrre una fondamentale ristrutturazione della relazione con se stessi, con gli altri, con il mondo. L’Autrice sottopone le proprie conoscenze professionali e di studio nel campo della pedagogia sociale al filtro illuminante dell’esperienza di maternità (di Nicolò e Sofia), oltre che della propria vita di coppia. Ne nasce un
testo profondo e stimolante, dove il discorso pedagogico è arricchito dalle conoscenze degli altri ambiti di ricerca, primi fra tutti quello psicologico e psicoanalitico, ma anche quello sociologico e
antropologico, fino a coinvolgere filosofia e teologia. La visione oggettiva tipica del campo medico-biologico viene ampliata fino a includere sia l’ambito soggettivo che quello intersoggettivo e relazionale. L’Autrice dichiara esplicitamente di volere uscire dalla visione autarchica della relazione madre-bambino, per spostare l’attenzione alla relazione genitoriale e sociale nel suo complesso, per passare dalle cure biologiche alle cure educative.
Lo scopo finale della generatività è la consegna che i genitori fanno al mondo della loro creatura, quando arrivano a fornire al figlio gli strumenti essenziali per abitare il mondo con fiducia. Se il punto di arrivo è la separazione dal figlio e se generare è esperienza esistenziale, la riflessione finale non può che essere quella sulla morte (che ‘condivide con la nascita il mistero e l’ignoto’) con la quale coraggiosamente si chiude questo saggio.
Le virtù educative che la nascita sollecita e sviluppa sono analizzate nel capitolo nove, e sono indicate nella pazienza e nella disponibilità, nella scoperta e nella trasformazione, concreta e psicologica, nella capacità di sacrificio, nella gioia, nell’accettazione dell’imprevedibile e dell’imponderabile. Far nascere permette un percorso di autoeducazione verso l’accoglienza (il mantenersi concavi), il senso della vita, la responsabilità (dalla vita ricevuta alla vita trasmessa), la comprensione interiore, l’ascolto di sé e dell’altro, la speranza (la fiducia nel mondo e nell’avvenire). Il capitolo più stimolante per gli operatori sanitari è probabilmente il quinto, dove viene analizzato il rapporto tra medicina e pedagogia. La concezione pedagogica della nascita proposta in questa parte del libro favorisce una visione critica del proprio operato, incrementando la consapevolezza dei limiti compresi in una normale visione dell’evento nascita; da questa lettura è possibile acquisire una nuova e più feconda prospettiva interpretativa sia della relazione genitori-figlio sia del rapporto di coppia stravolto dall’esperienza generatrice.
La domanda che viene naturale dopo questa scomoda lettura è: come operatore, quanto o in che misura mi lascio educare dalla mia quotidiana esperienza dell’aiutare a far nascere?
Anche nella vita professionale però non è mai troppo tardi per iniziare un processo di cambiamento e di rinnovamento; e questo saggio può fornire gli strumenti e le motivazioni per scegliere l’avventura di incamminarsi su una strada nuova. Al termine di questa stimolante lettura la nascita ci apparirà, con maggiore chiarezza, un evento rivoluzionario, un’impresa senza precedenti, un ordinario risulta nascere sprovvisto di parola per mantenere il segreto riguardo al mondo oscuro e misterioso dal quale proviene.
Alessandro Volta
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