Anno. 2025, Volume. 32, N. 6, Pag. 261-263

Sul bisogno di avere una diagnosi. Il caso di Umaru

Marta Bezzetto, Giovanni Giulio Valtolina
Marta Bezzetto1, Giovanni Giulio Valtolina2,3 - 1 Specializzanda, Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia 2 Dipartimento di Psicologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 3 Società Italiana di Psicologia Pediatrica

Vuoi citare questo articolo? DOI: 10.53141/QACP.2025.261-263

Umaru, un bambino di tre anni, nato in Germania da genitori nigeriani, viene segnalato dalla scuola dell’infanzia come alunno con probabile BES. Viene attivata la UONPIA, che effettua una valutazione osservativa, in situazione di gioco spontaneo. L’ipotesi diagnostica formulata inizialmente è di disturbo del neurosviluppo non specificato, con indicazione di eseguire approfondimenti neuropsicologici. Tali approfondimenti, però, non evidenziano alcun deficit. I ritardi segnalati rispetto allo sviluppo motorio, linguistico e la disregolazione comportamentale vengono quindi rivalutati dall’équipe alla luce del suo background migratorio, caratterizzato da metodologie educative derivanti da teorie etnoparentali molto differenti da quelle europee.


Umaru, a three-year-old boy born in Germany to Nigerian parents, is reported by his nursery school as a pupil with likely special educational needs (SEN). The Child and Adolescent Neuropsychiatry Public Service carries out an observational assessment during spontaneous play. The initial diagnostic hypothesis is unspecified neurodevelopmental disorder, with a recommendation for further neuropsychological testing. However, these tests do not reveal any deficits. The team then re-evaluated the reported delays in motor and language development and behavioural dysregulation, considering the family migrant background, characterised by educational methods derived from ethnoparental theories very unlike from those reported in Europe.


Quaderni acp - 2025; 32(6)

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ISSN: 2039-1374

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